Quando si parla di opera lirica italiana dell’Ottocento, spesso tutta l’attenzione finisce su Giuseppe Verdi o su Vincenzo Bellini.
Eppure nel mezzo c’è un compositore che riusciva a fare praticamente tutto:
commedia, tragedia, drammi storici, storie d’amore, follia psicologica, melodie dolcissime e finali devastanti.
Quel compositore è Gaetano Donizetti.
E la cosa più impressionante è che lo faceva con una naturalezza quasi inquietante.
Ancora oggi, anche chi non conosce bene l’opera lirica potrebbe aver sentito almeno una volta una melodia tratta dalle sue opere senza nemmeno rendersene conto.
Perché Donizetti è uno di quei compositori che hanno influenzato profondamente il modo in cui oggi immaginiamo il melodramma italiano.
Chi era Gaetano Donizetti?

Donizetti nasce a Bergamo nel 1797 in una famiglia molto modesta.
Non sembrava destinato a diventare uno dei compositori più importanti d’Europa.
E invece, grazie al suo talento e agli studi musicali, inizia molto presto a scrivere opere.
Nel corso della sua vita compone circa settanta opere.
Settanta.
Che già sembra una quantità incompatibile con la sopravvivenza umana.
E la cosa incredibile è che molte di queste opere vengono ancora rappresentate oggi nei teatri di tutto il mondo.
Donizetti era velocissimo, istintivo e aveva un senso del teatro impressionante.
Riusciva a capire perfettamente il pubblico e soprattutto riusciva a rendere i personaggi incredibilmente umani.
Se Rossini sembrava musicalmente fuori controllo e Verdi trasformava tutto in tragedia gigantesca, Donizetti era probabilmente il compositore più “vicino” alle persone.
Donizetti e Bellini: (finti) rivali ma diversissimi

Donizetti visse negli stessi anni di Vincenzo Bellini.
I due vengono spesso raccontati come grandi rivali dell’opera italiana.
E sì, inevitabilmente venivano continuamente confrontati:
stessi teatri, stesso pubblico, stesso periodo storico.
Ma la realtà era molto meno drammatica di quanto si immagini.
Donizetti stimava profondamente Bellini e rimase sinceramente colpito dalla sua morte prematura nel 1835.
Anche musicalmente erano molto diversi.
Bellini scrive melodie lunghe, malinconiche e sospese, quasi ipnotiche.
La sua musica sembra spesso trattenere le emozioni.
Donizetti invece è più diretto, teatrale e impulsivo.
Nelle sue opere le emozioni arrivano immediatamente:
amore, paura, gelosia, comicità, disperazione.
Per questo le sue opere risultano spesso molto immediate anche per chi non conosce l’opera lirica.
Perché Donizetti è così importante?

Donizetti rappresenta un ponte perfetto tra Gioachino Rossini e Giuseppe Verdi.
Da Rossini prende:
– il ritmo veloce,
– l’energia musicale,
– il gusto teatrale,
– la brillantezza del belcanto.
Ma aggiunge qualcosa di molto più moderno:
la psicologia.
Con Donizetti i personaggi iniziano a sembrare persone vere.
Le persone nelle sue opere:
– sbagliano,
– soffrono,
– si innamorano,
– si fanno manipolare,
– crollano emotivamente.
Ed è proprio qui che si inizia già a vedere il futuro Verdi.
Una delle cose più impressionanti di Donizetti è anche la capacità di passare dalla commedia più leggera alla tragedia più devastante senza perdere mai la propria identità musicale.
Nelle opere buffe troviamo ironia, ritmo velocissimo e caos teatrale.
Nelle opere serie invece la scrittura diventa molto più intensa, drammatica e psicologicamente profonda.
Eppure, anche cambiando completamente atmosfera, la sua musica resta sempre immediatamente riconoscibile.
Le opere di Donizetti da conoscere
Lucia di Lammermoor (1835)

Probabilmente l’opera più famosa di Donizetti.
E ancora oggi una delle più sconvolgenti della storia dell’opera.
Lucia è una ragazza costretta dalla famiglia a sposare un uomo che non ama.
Tutta la pressione psicologica che subisce la porta lentamente a crollare mentalmente.
La celeberrima “scena della follia” è diventata una delle scene più famose dell’opera lirica.
E la cosa impressionante è che, ancora oggi, quest’opera sembra modernissima.
Perché parla di pressione sociale, manipolazione e fragilità mentale.
L’elisir d’amore (1832)

Se Lucia mostra il Donizetti più tragico, L’elisir d’amore rappresenta il suo lato più dolce e tenero.
La storia ruota attorno a Nemorino, un ragazzo timidissimo convinto di poter conquistare la donna che ama grazie a una “pozione magica”.
Che in realtà è banalissimo vino.
Sì, davvero.
Ma proprio questa semplicità rende l’opera così adorabile.
E dentro c’è anche Una furtiva lagrima, una delle arie più famose e commoventi mai scritte.
Don Pasquale (1843)

Qui Donizetti si diverte completamente.
Don Pasquale è una commedia piena di:
– inganni,
– litigi,
– personaggi esagerati,
– situazioni assurde.
Onestamente, sembra quasi una sitcom dell’Ottocento.
La musica però è velocissima e precisissima, e ancora oggi l’opera funziona benissimo a teatro.
Anna Bolena (1830)

Con Anna Bolena, Donizetti entra nel mondo dei grandi drammi storici.
L’opera racconta gli ultimi giorni della regina Anna Bolena, seconda moglie di Enrico VIII.
Ma più che la storia politica, al centro c’è il crollo emotivo di una donna ormai completamente sola.
È un’opera intensa, elegante e importantissima per lo sviluppo dell’opera romantica italiana.
Gli ultimi anni di Donizetti
Nonostante il successo enorme, la vita personale di Donizetti fu molto dolorosa.
Nel corso degli anni perde:
– la moglie,
– i figli,
– diversi familiari.
Negli ultimi anni si ammala gravemente e le sue condizioni peggiorano sempre di più.
Fa impressione pensare che uno dei compositori più vitali e produttivi del suo tempo abbia avuto una fine così triste.
Perché ascoltare Donizetti oggi?
Perché le sue opere parlano ancora di emozioni molto umane:
– amore,
– paura,
– fragilità,
– solitudine,
– bisogno di essere accettati.
E soprattutto perché Donizetti aveva una qualità rarissima:
riusciva a far ridere e commuovere il pubblico praticamente nello stesso momento.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui, ancora oggi, le sue opere continuano a sembrare così vive.
